Tag

, , , , , ,


Una uomo Calabrese, sposato con Marisa una donna Calabrese, due persone che insieme e soli hanno fatto e fanno quello che ogni singolo imprenditore dovrebbe fare. Pino negli anni 80 conduce con successo alcune sue imprese edili che lavorano nel settore privato e pubblico, molti dipendenti e molte famiglie che mangiano grazie al lavoro di Pino e dei suoi stessi collaboratori. Gli affari vanno bene, Pino lavora e quindi fa camminare bene le sue imprese, ma dove ci sono soldi e lavoro sicuro si presenta spesso il malaffare, la ‘ndrangheta. In un primo momento Pino per poter far lavorare la sua azienda è costretto suo malgrado a cedere alle pressioni anche violente di queste mafiosi; concedendo così fondi, assunzioni pilotate etc etc Pino è un uomo con la testa dura, classico uomo Calabrese non scende a patti, non è un uomo che puo’ sporcarsi le mani cedendo a compromessi, non lo è e mail lo sarà; la sua coscienza, il suo alto senso dello stato non gli permettono di sentirsi un uomo “sporco”. Decide così dopo anni di vessazioni e minacce di denunciare tutto alle autorità. Il racket aveva una duplice faccia: quella privata (palesemente ‘ndrangheta) quella pubblica (‘ndrangheta nei palazzi). La criminalità gli chiedeva il 3%, alcuni esponensti della pubblica amministrazione invece il 6%. E’ assurdo ma, visto così , la ‘ndrangheta era quasi magnanima rispetto agli amministratori pubblici. Con attività ben avviate e senza alcun segno di scricchiolio economico, Pino dopo anni di registrazioni decide di testimoniare e denunciare questo fetta nata male di Calabria, e va dai Carabinieri. Non pensiate che sia stata una cosa semplice, anche l’arma era piuttosto reticente alle affermazioni di Pino. Da subito le ripercussioni sui suoi cari e sulla sua azienda; il fratello viene gambizzato, le banche gli fanno terra bruciata attorno , i lavori non vengono più pagati, e le continue pressioni per non proseguire nelle denuncie. Ma come abbiamo già detto PINO è un Calabrese vero, e va avanti. Molte persone vengono indagate e poi arrestate e Pino esiliato in un programma di protezione lontano dalla sua terra. Non gli viene permesso neanche di assistere ai processi, di stare con la madre, la famiglia non sa più dove si trovi Pino. Tutto prosegue a suon di testimonianze vere e con prove audio prodotte dallo stesso Pino, che con molta cura ha collezionato nel corso degli anni dei ricatti mafiosi. Molte persone vengono assicurate alla giustizia, politici e non. Ma nel 2004 tutto peggiora, il Ministero degli Interni decide l’uscita di Pino dal Programma di Protezione, nonostante i processi e le testimonianze non siano ancora terminati. Per Pino questa decisione rappresenta la condanna a morte. Lo Stato non garantisce l’incolumità a tutta la sua famiglia. Da allora Pino è letteralmente abbandonato dallo Stato, diversi i momenti di terrore, uno su tutti quello del 18 Agosto 2009, quando due malviventi si introducono in casa di Pino di notte stranamente facendosi solo vedere da Pino e famiglia. Beh, se questa era un’azione di due sbandatelli, figuriamoci cosa potrebbero fare malavitosi organizzati con uno scopo preciso. Ma dallo Stato ancora nulla, liberi cittadini si organizzano per aiutarlo e presidiare la sua casa, e per la famigla di Pino neanche una pattuglia stabile davanti alla loro casa. Ricordo bene uno di questi momenti: erano le 3.36 del mattino, camminavo dietro la casa di Pino perchè avevo sentito dei rumori, poco dopo mi avvicina un’automobile dei Carabinieri durante il solito unico giro della notte dele forze dell’ordine, la conversazione è stata questa:

CC – Chi è Lei?
Io – Controllo la casa di Masciari
CC- Ah, allora siete degia amici?
Io – SI, CC -Ok, buona notte….

e vanno via

Io inizio a ridere, un riso di rabbia, potevo essere chiunque e i Carabineiri non mi hano chiesto neanche un documento….e non hanno registrato l’evento. Questo fa capire in quale situazione questa famiglia viva ogni singolo giorno. Pino dovrebbe essere un esempio per tutti gli imprenditori in mano alle mafie….

Annunci