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tempo fa un articolo apparso sull’eco di bergamo ha attirato la mia attenzione. Si parla di una denuncia promossa da un consigliere comunale riguardante il testo di una email inizialmente anonima .
Ebbene, le indagini della polizia postale iniziano e riescono a risalire all’ip address di chi ha inviato l’email, parte il processo e risulta indagato un suo collega di partito, giudicato penalmente in primo grado.

http://www.gabrielesola.it/wp-content/uploads/2012/02/ecobg-22.02-mail.pdf

questo e’ il link dell’articolo dei due litiganti Sola e Emer Botti, tengo a precisare che questo articolo non ha nessuna intenzione o competenza nel valutare responsabilità’ o sentenze, ma ha lo scopo di riportare un caso come esempio di come si puo’ muovere la magistratura in una tematica spesso poco conosciuta, soprattutto in materia tecnologica.

La stessa tecnica di investigazione puo’ essere intrapresa per altri strumenti messi a disposizione da Internet, e tutti dovremmo sapere che l’identita’ su internet non e’ assolutamente cosa sconosciuta. Quindi offese via email, minacce su facebook, o blog sono passibili per legge almeno quanto chi lo fa mettendoci la faccia.

andatevi a leggere anche questo
https://littlejhon.wordpress.com/2008/04/17/come-denunciare-per-diffamazione-e-offese-su-internet/

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