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Malattia da SocialNetwork

FaceBook, Twitter, Instagram…. tutte piattaforme per la  condivisione di contenuti autoprodotti.
Motivo di iscrizione a questi Network sicuramente una forte volontà di rimanere al passo con i tempo, una grande voglia di non essere dimenticati da amici o pseudo tali, una propensione al “fatti i fatti altrui” inimmaginabile. Ho visto madri che hanno condiviso il momento del parto su Facebook, e gente attaccata dai ladri in casa mentre postava le foto delle tanto desiderate vacanze ai caraibi.

Beh, dietro tutto questo ulteriore progresso della comunicazione digitale c’è come effetto collaterale una grave distorsione della realtà. Ormai si va a cena con amici e famiglia non per stare insieme, ma per fare le foto dei piatti per far vedere agli amici virtuali quanto siamo trendy ad andare in quel posto; ci si incammina per avventure inimmaginabili per postare le foto delle proprie avventure, e dopo un secondo pentirsi amaramente di ciò che si è fatto.

Oltre ad aggiungere che spesso non ci si parla più, ci si manda messaggi su What’s up o nelle migliori delle ipotesi via SMS.

A tutto questo dico basta, mi sono rotto, voglio tornare ad avere il tempo per scrivere, e scrivere per il piacere di farlo . Senza neanche essere capace di farlo, ma per il gusto di fermare miei pensieri e far si che dall’altro capo del mondo qualcuno legga perché ha deciso di leggere, e non perché pensa di essere mio amico su un social network. Torno nella BLOGOSFERA…..chi si ricorda di questo termine????

 

ciao ciao mondo, i’m still alive!

 

 

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Storie di denunce su internet

tempo fa un articolo apparso sull’eco di bergamo ha attirato la mia attenzione. Si parla di una denuncia promossa da un consigliere comunale riguardante il testo di una email inizialmente anonima .
Ebbene, le indagini della polizia postale iniziano e riescono a risalire all’ip address di chi ha inviato l’email, parte il processo e risulta indagato un suo collega di partito, giudicato penalmente in primo grado.

http://www.gabrielesola.it/wp-content/uploads/2012/02/ecobg-22.02-mail.pdf

questo e’ il link dell’articolo dei due litiganti Sola e Emer Botti, tengo a precisare che questo articolo non ha nessuna intenzione o competenza nel valutare responsabilità’ o sentenze, ma ha lo scopo di riportare un caso come esempio di come si puo’ muovere la magistratura in una tematica spesso poco conosciuta, soprattutto in materia tecnologica.

La stessa tecnica di investigazione puo’ essere intrapresa per altri strumenti messi a disposizione da Internet, e tutti dovremmo sapere che l’identita’ su internet non e’ assolutamente cosa sconosciuta. Quindi offese via email, minacce su facebook, o blog sono passibili per legge almeno quanto chi lo fa mettendoci la faccia.

andatevi a leggere anche questo
https://littlejhon.wordpress.com/2008/04/17/come-denunciare-per-diffamazione-e-offese-su-internet/